domenica, 03 febbraio 2008

Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia

 

La Repubblica Islamica dell'Iran perseguita gli omosessuali, i dissidenti e i liberi pensatori, attuando nei loro confronti una politica criminale. Le relazioni omosessuali in Iran sono considerate un crimine passibile di sadiche punizioni corporali e della pena di morte.


Il 23 gennaio 2008 Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, due ragazzi gay di appena 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale. La loro confessione è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di chi è "nemico di Allah" e Lavat, sodomia.


Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". In Iran esistono tuttavia anche personalità politiche e religiose moderate, che vorrebbero cambiare le cose ed evitare che tanti innocenti perdano la vita. Il popolo iraniano per la maggior parte è contrario all'orrore delle condanne alla forca e alla lapidazione; solo pochi fondamentalisti ritengono che tortura e fustigazione siano strumenti leciti. I movimenti clandestini per i diritti umani si battono con eroismo contro queste pratiche barbariche e a rischio delle loro vite cercano di costruire un Iran migliore, in cui le minoranze siano rispettate e la vita umana torni a essere un valore. Migliaia di islamici ritengono che Allah sia un Dio d'amore e che la pena di morte e le punizioni corporali crudeli siano crimini contro l'umanità. Ricordiamo che il 5 dicembre 2007 un ragazzo iraniano innocente fu martirizzato dal regime di Teheran e quindi assassinato sulla forca.


Da tutto il mondo, in risposta alla campagna per la vita di Makwan Moloudzadeh avviata dal Gruppo EveryOne, migliaia di islamici, cristiani, induisti, buddisti e laici avevano inviato fiori rossi e bianchi al presidente Ahmadinejad e ai giudici dell'Iran: rossi, perché non fosse versato sangue innocente; bianchi per supplicare i carnefici di risparmiare la vita di un altro condannato senza alcuna colpa. Una grande campagna internazionale che è servita solo a ritardare un'esecuzione già decisa. Così Makwan è oggi il simbolo del martirio di tanti innocenti, vittime di un regime spietato. Ricordiamo che anche Pegah Emambakhsh, lesbica iraniana che si trova attualmente nel Regno Unito, in attesa del giudizio in appello, rischia di essere deporata in Iran, verso la tortura e la lapidazione. Il Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco confortanti dal Regno Unito, dove la Corte d'Appello è orientata a non concedere asilo all'iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni internazionali. Pegah è annientata dall'atteggiamento del governo inglese e ci ha comunicato di essere stanca di lottare, di non voler più apparire sulle pagine dei giornali, di non credere più a quela che Anne Frank definì "l'intima bontà dell'uomo".


Dobbiamo rispettare la volontà di Pegah, ma dobbiamo essere pronti a dire no al governo del Regno Unito, che ha abbandonato la via del rispetto dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei rifugiati.  Dobbiamo essere pronti a sollevare un coro di proteste, in tutto il mondo, per fermare la mano del boia e dei suoi complici. Ecco perché vi invitiamo a dedicare a questa petizione qualche minuto del vostro tempo; aderite con la vostra firma e poi inviate una protesta a tutti gli indirizzi indicati qui sotto, perché molte vite umane e il concetto stesso di giustizia, il valore stesso dei Diritti Umani, sono in gioco.

Per firmare la petizione

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martedì, 20 marzo 2007
FINALMENTE HO IL MIO SPAZIO!!!

E' ancora un po' spoglio...
ma è MIO!!!!!!!!

Se vi va potete entrarci anche voi......
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www.myspace.com/francescomecorio


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domenica, 12 novembre 2006
DEVO SOLO DIVENTARE PIU' FORTE....
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sabato, 06 maggio 2006

Mi sento tanto Carrie di "Sex and the city" che dopo un'intensissima giornata passata a New York City, prima di andare a dormire si fissa davanti al suo portatile a scrivere di sé e a riflettere sulla vita, sulla città e sulle sue amiche....

Certo non c'è New York City, non c'è nemmeno il portatile, non c'è quella casa miliardaria né quel suo meraviglioso aspetto dovuto a tanti truccatori e costumisti... ma le giornate intense ci sono! E le riflessioni anche!

Adoro internet, con tutti i suoi pro e i suoi contro....

Adoro l'idea del blog... adoro questo poter immettersi sul mondo con i fatti propri... saziando la parte egocentrica che esiste in ognuno di noi!

Ma adoro farlo con sincerità... quella sincerità che mi permette di prendere il diritto di sbagliare e di essere come sono!

Mi chiedo sempre se ciò che uno scrive sul proprio blog possa essere di interesse a qualcuno. Non mi rispondo! Ma so che se si sente nel cuore di avere qualcosa da dire... vale sempre la pena dirla!

Inizia così questa avventura nel mio speaker's corner virtuale dove posso piazzarmi ogni volta che voglio, e dire, e raccontare, e comunicare, e gridare ai passanti tutto ciò che ho nel cuore! Qualche passante sarà disturbato, altri forse si fermeranno ad ascoltare, altri ancora nemmeno si accorgeranno della mia presenza! Ma la mia vita andrà avanti ugualmente a prescindere dalla loro attenzione! Solo che tutte le parole non dette non si fermeranno sul mio cuore come un macigno.....

Buona lettura, buona vita e buon passeggio!

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